Sì del Senato al ddl caccia, ecco quali saranno le nuove regole. Animalisti: “Violenza inaccettabile”
- Guardia Agroforestale Italiana

- 25 giu
- Tempo di lettura: 6 min
Il Senato ha approvato il disegno di legge di riforma della legge sulla caccia, un intervento che modifica in maniera significativa la normativa del 1992 e che ha già acceso un duro scontro tra maggioranza e opposizioni. I sì sono stati 80, i no 56 e due gli astenuti. Ora il testo passa all’esame della Camera dei deputati.
Se la maggioranza di Governo rivendica una modernizzazione delle regole per la gestione della fauna selvatica, il mondo ambientalista e animalista parla di una "controriforma" destinata ad aumentare la pressione venatoria e a ridurre le tutele per la biodiversità.
Mentre in Aula si approvava il provvedimento, al Pantheon oltre cinquanta associazioni ambientaliste, animaliste, scientifiche ed escursionistiche hanno manifestato contro quello che definiscono il "ddl sparatutto", chiedendone il ritiro.
Riforma della caccia al Senato, la protesta di ambientalisti e scienziati: “Biodiversità a rischio”
DI LOREDANA DIGLIO
20 Giugno 2026
Riforma della caccia al Senato, la protesta di ambientalisti e scienziati: “Biodiversità a rischio”
Più territori aperti alla caccia e nuove regole per gli ungulati
Tra le novità introdotte dal testo, vi è l'ampliamento delle aree potenzialmente interessate dall'attività venatoria. Il demanio marittimo viene escluso dalla programmazione faunistico-venatoria: le aree balneari e turistico-ricreative restano escluse in base alle norme del Codice della navigazione. Saranno le Regioni a individuare le altre aree demaniali nelle quali l'attività venatoria potrà essere autorizzata.
La riforma consente inoltre alle Regioni di autorizzare la caccia di selezione agli ungulati e le battute al cinghiale anche in presenza di neve, una possibilità finora vietata. Viene inoltre eliminato il divieto assoluto di caccia nei pressi dei valichi montani attraversati dalle rotte migratorie degli uccelli: in queste aree saranno istituite Zone di protezione speciale (Zps), ma l'attività venatoria potrà comunque essere consentita secondo le modalità stabilite dagli enti gestori e dalle linee guida regionali.
Un'altra novità riguarda l'utilizzo di strumenti ottici e optoelettronici, come i visori notturni, autorizzati esclusivamente per la caccia al cinghiale, purché non si tratti di dispositivi classificati come materiale di armamento.
Le associazioni ambientaliste sottolineano che queste modifiche rappresentano un significativo ampliamento della pressione venatoria su territori e specie particolarmente sensibili.
Calendari venatori: cambia il ruolo dell'Ispra
Un altro dei punti più discussi riguarda il ruolo dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il suo parere sui calendari venatori regionali perde il suo valore conformativo e diventa esclusivamente consultivo.
Le Regioni acquisiscono così maggiore autonomia nella definizione delle stagioni di caccia, con la possibilità di estendere il calendario anche oltre il 10 febbraio e di intervenire sugli orari giornalieri di esercizio venatorio. La valutazione tecnica sarà condivisa con il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale.
Secondo le opposizioni e le associazioni ambientaliste, questa modifica depotenzia il principale organismo scientifico nazionale nella tutela della fauna selvatica.
Più specie cacciabili e meno vincoli sui richiami vivi
La riforma amplia anche l'elenco delle specie cacciabili previsto dalla legge 157 del 1992. Entrano infatti tra quelle "prelevabili" l'oca selvatica e il piccione di città. Un emendamento consente inoltre la caccia al colombaccio anche da appostamento fisso.
Per quanto riguarda il lupo, il testo recepisce il declassamento del suo status di protezione a livello europeo. La specie non entra tra quelle cacciabili, ma il nuovo quadro normativo apre alla possibilità di piani di contenimento nei casi previsti dalla legge.
Vengono inoltre semplificate le procedure per la cattura, l'allevamento e l'utilizzo dei piccoli uccelli migratori destinati a essere impiegati come richiami vivi.
Secondo le associazioni, queste misure riducono ulteriormente le garanzie di tutela della fauna selvatica.
Più apertura ai cacciatori stranieri
Il nuovo testo equipara le abilitazioni venatorie conseguite negli altri Paesi dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo a quelle italiane.
Viene inoltre eliminato il sistema dei limiti numerici regionali per i cacciatori provenienti dall'estero, sia comunitari sia extraeuropei, consentendo un accesso più ampio all'attività venatoria sul territorio nazionale.
Multe per chi ostacola le battute di caccia
La riforma introduce anche una sanzione amministrativa fino a 900 euro per chi ostacola, interrompe o disturba intenzionalmente attività venatorie o interventi di controllo della fauna autorizzati.
Secondo le associazioni ambientaliste, la norma rischia di colpire anche forme di protesta pacifica e di disobbedienza civile non violenta organizzate dagli attivisti.
La riforma riconosce inoltre la qualifica di imprenditore agricolo ai gestori delle aziende faunistico-venatorie private, consentendo loro di accedere a contributi e finanziamenti pubblici destinati alla gestione del territorio.
Le ragioni dei favorevoli
Secondo i sostenitori della riforma, il nuovo impianto normativo consentirà una gestione più efficace della fauna selvatica, soprattutto per affrontare la crescita delle popolazioni di ungulati, limitare i danni all'agricoltura e ridurre gli incidenti causati dagli animali sulle strade. Le associazioni venatorie parlano inoltre di una legge più moderna e meno burocratica.
Il Wwf: "Sulle sanzioni il Governo ha fatto marcia indietro"
Tra le critiche mosse al provvedimento dalle associazioni ambientaliste, c'è anche quella relativa all'inasprimento delle pene contro il bracconaggio, indicato dal Governo come uno dei punti qualificanti della riforma. Secondo Domenico Aiello, responsabile Tutela giuridica della Natura del Wwf Italia, durante l'iter parlamentare la maggioranza avrebbe però ridimensionato proprio alcune delle misure inizialmente annunciate dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida. "Il ministro aveva parlato di triplicare le sanzioni per i bracconieri, ma gli emendamenti successivi hanno ridotto gli aumenti e, in alcuni casi, abbassato le sanzioni pecuniarie previste per chi caccia illegalmente nei parchi o nei centri abitati", sostiene Aiello. Il rappresentante del Wwf evidenzia inoltre che la sospensione della licenza, inizialmente prevista come automatica per tre mesi, sia stata resa facoltativa durante l'esame parlamentare. Per Aiello si tratta di un segnale che dimostrerebbe come "il Governo non sia autonomo nelle proprie scelte, ma subisca le pressioni del mondo venatorio".
"Per chi caccia e uccide specie protette o usa armi illegali Lollobrigida ha alzato la sanzione da 1.400 a 3 mila euro, e poi ieri sono tornati a 2 mila euro", specifica Aiello, "poi era stata inserita una sospensione automatica della licenza di caccia per 3 mesi. Ridicola, ma ieri la sospensione è diventata facoltativa".
La reazione delle associazioni: "Una violenza contro la natura e gli animali selvatici"
Le associazioni ambientaliste esprimono invece forti perplessità, sostenendo che la riforma aumenti la pressione venatoria su diverse specie e riduca le garanzie di tutela della biodiversità. Tra i punti più contestati figurano l'eventuale estensione dei periodi di caccia, il maggiore potere attribuito alle Regioni e la possibilità di ampliare gli interventi di controllo della fauna.
Dopo l’approvazione del ddl in Senato, è arrivata la durissima reazione delle principali associazioni ambientaliste e animaliste. In una nota congiunta, Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu BirdLife Italia e Wwf Italia definiscono il voto del Senato "una violenza inaccettabile nei confronti della natura e degli animali selvatici", sostenendo che il provvedimento sia "contrario alla volontà della stragrande maggioranza degli italiani, alle evidenze della scienza e alla sicurezza delle persone".
Le organizzazioni, per le quali questa riforma rappresenta "uno dei più gravi arretramenti nella tutela della biodiversità degli ultimi decenni", accusano la maggioranza di aver approvato una riforma che favorisce "una minoranza di cacciatori" a scapito della collettività. "Il conto lo pagheranno gli animali selvatici e le persone, che vengono espropriate del diritto di vivere la natura in libertà", affermano.
Le associazioni denunciano inoltre che, con la nuova normativa, "i boschi somiglieranno sempre di più a poligoni di tiro, senza regole", e annunciano che la mobilitazione proseguirà durante l'esame del provvedimento alla Camera. L'obiettivo, spiegano, è allargare ulteriormente il fronte del dissenso, che coinvolge non solo il mondo ambientalista e animalista, ma anche la comunità scientifica e milioni di cittadini. Per questo rivolgono un appello ai deputati affinché modifichino o fermino la riforma, ringraziando al tempo stesso i senatori di opposizione che si sono battuti contro il testo.
Sulla stessa linea anche Lndc Animal Protection, che definisce il provvedimento "un regalo a una lobby sempre più piccola ma politicamente influente" e accusa il Governo di utilizzare gli animali selvatici come "capri espiatori" per alimentare consenso. La presidente Piera Rosati parla di "una guerra contro la fauna selvatica e la biodiversità", denunciando quella che considera l'"ipocrisia" di una politica che celebra gli animali nelle occasioni simboliche ma, nei fatti, ne riduce le tutele.
Assai critica anche Annamaria Procacci, già parlamentare e tra gli estensori della legge quadro 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica e il prelievo venatorio e oggi responsabile Fauna selvatica Enpa. Secondo Procacci, l'approvazione del ddl dimostra quanto sia ormai profonda la distanza tra il mondo venatorio e l'opinione pubblica: "La smodata ambizione delle doppiette e dei loro sostenitori per una caccia senza regole, attraverso lo smantellamento della legge 157/92, ha avuto l'effetto di un terremoto". L'ex parlamentare richiama inoltre recenti indagini demoscopiche che mostrano una crescente contrarietà degli italiani all'ampliamento dell'attività venatoria. "Spiace che siano stati tanto sottovalutati i sondaggi, per esempio quelli commissionati dalla Fondazione Capellino a Ipsos e all’Istituto Piepoli nell’ottobre 2025, che raccontano una realtà molto diversa da quella rappresentata dai promotori del ddl: l’85% degli italiani considera la caccia un problema di sicurezza, il 78% la ritiene eticamente inaccettabile e il 94% si dichiara favorevole ad abolirla, limitarla o mantenere l’attuale normativa, senza ulteriori concessioni all’attività venatoria".
Procacci assicura che la mobilitazione proseguirà "ispirata dalla Costituzione, che pone tra i suoi principi fondamentali la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi".





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